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Lavoro, come l’Italia vuole uscire dalla crisi

La crisi economica si è fatta sentire eccome. Dal 2008, anno dell’inizio della tremenda crisi che è iniziata negli Stati Uniti ed è poi dilagata in Europa Occidentale, si sono bruciati migliaia di posti di lavoro, con la disoccupazione che è cresciuta in maniera vertiginosa, soprattutto quella giovanile. Negli scorsi giorni il presidente Obama avrebbe affermato che gli Stati Uniti stanno ormai venendo fuori dal periodo negativo, e la speranza è che questo ottimismo si ripercuota anche in tutto il resto del mondo, e che il sistema economico globale torni a respirare in maniera tranquilla.

I numeri della crisi italiana

Gli italiani si sono ritrovati a dover combattere con una situazione anomala: tantissime famiglie si sono viste lanciate sul baratro per via dei licenziamenti dei padri che lavoravano presso aziende o ditte che nel frattempo sono fallite.

Tutti i settori sono andati in crisi, soprattutto le piccole-medio imprese hanno più sofferto la contrazione dei consumi e dei ricavi. Ad un’ondata di licenziamenti, si sono scatenate due tendenze: azzeramento delle assunzioni e crollo drastico dei consumi, visto che non c’era più il potere dei soldi del periodo pre-crisi. Due tendenze che hanno prodotto conseguenze negative per tutto il sistema Italia: migliaia di persone in cerca di occupazione che arrivavano a rassegnarsi e produttività vicina allo zero, con i negozi che faticavano a finire il mese per i ricavi che non erano uguali alle spese. Un circolo vizioso che si spera di poter interrompere presto.

Le mosse del Governo sul lavoro

Il Governo Renzi ha introdotto il famoso quanto contestato Jobs Act, la riforma del mercato del lavoro che cerca di stimolare la crescita e soprattutto l’occupazione attraverso il contratto a tutele crescenti, che sostituirà quello a tempo indeterminato e sarà agevolato fiscalmente rispetto alle altre forme contrattuali.

Per i neo assunti non sarà in vigore l’articolo 18, tanto contestato dai sindacati che hanno difeso a spada tratta questo provvedimento.
Se davvero la crescita sarà reale e concreta, potrà diminuire il numero dei lavoratori scoraggiati, ossia di coloro che si sono rassegnati a cercare un posto di lavoro perchè sicuri di non trovarlo. Ecco quindi che in questo caso riprenderebbe forma l’importanza del curriculum e del suo invio, che ultimamente è stato paragonato a una formalità che non viene letta da nessun datore di lavoro. In quest’ottica, rientra il vademecum di Elamedia su come scrivere il CV: una guida di semplici passi, per evitare errori banali e mettere in evidenza le proprie competenze e professionalità che siano finalmente valutate seriamente dai responsabili delle risorse umane.