Formazione e Crescita personale

Upskilling: la competitività nel mercato del lavoro

Il futuro del lavoro si gioca adesso

Ti sei mai chiesto perché certe persone sembrano sempre un passo avanti rispetto agli altri? Ecco, spesso la risposta è semplice: non smettono mai di imparare. L’upskilling, oggi, è un po’ come quella marcia in più che ti permette di restare in corsa quando il terreno si fa accidentato. Non si tratta solo di aggiornarsi, ma di rimettersi in gioco con la voglia di migliorare le proprie capacità, di affinare quelle che già possediamo. Come quando riprendi in mano una vecchia passione e ti accorgi che, con qualche dritta in più, puoi farne qualcosa di grande.

Viviamo in tempi che vanno veloci, troppo veloci a volte. Le aziende cercano chi non si spaventa davanti alle novità e il mercato vuole flessibilità, testa fresca e competenze che non puzzano di vecchio. Ecco perché investire in upskilling non è una scelta di comodo, ma una vera e propria strategia di sopravvivenza. O stai al passo o sei fuori dal gioco. Punto.

Il valore umano dietro le competenze

Sai cosa si dimentica troppo spesso? Che dietro ogni professionista c’è una persona. Una persona che ha bisogno di sentirsi utile, di sapere che quello che fa ha senso e valore. L’upskilling, da questo punto di vista, è un dono che ci si fa. È come lucidare i propri strumenti del mestiere, sistemare il banco da lavoro, aggiungere un paio di attrezzi nuovi e scoprire che adesso si può fare molto di più e molto meglio.

Dal punto di vista delle aziende, investire nell’upskilling dei propri dipendenti è una vera e propria dichiarazione d’amore. È dire: “Crediamo in te, scommettiamo sulle tue capacità e vogliamo crescere insieme.” E non è un caso che i team più performanti siano spesso quelli in cui le persone si sentono ascoltate e coinvolte, dove non si ha paura di chiedere una formazione in più o di buttarsi su un progetto che richiede qualcosa di nuovo. In un certo senso, l’upskilling crea un clima di fiducia e di energia, e si sa che dove c’è energia, succedono cose belle.

Quando upskilling e reskilling fanno la differenza

Ora, facciamo un piccolo inciso, perché spesso si fa confusione: upskilling e reskilling non sono sinonimi, ma parenti stretti. Il primo ti aiuta a salire di livello nella tua stessa professione, il secondo invece ti cambia proprio il gioco, ti mette su un altro campo. Ma il risultato è lo stesso: ti rimetti in moto.

Ti dirò la mia. Credo che oggi non esista una vera alternativa all’upskilling o al reskilling, specie se non vogliamo farci trovare con il fiato corto. Pensaci: quante volte un mestiere che sembrava sicuro si è trasformato in qualcosa di completamente diverso nel giro di pochi anni? L’upskilling serve proprio a non perdere l’autobus mentre il mondo cambia. E lo fa in continuazione, pure senza chiedere il permesso.

Come si costruisce una strategia di upskilling che funziona

Qui arriviamo al dunque: come si fa a passare dalle parole ai fatti? Non c’è una ricetta buona per tutti, ma ti racconto cosa ho visto funzionare meglio. Intanto, ci vuole onestà. Devi guardarti allo specchio e capire cosa ti manca, senza raccontartela. E poi devi avere curiosità, quella voglia matta di scoprire cose nuove, anche quando sembrano lontane dal tuo mondo.

Una buona strategia di upskilling parte sempre dall’ascolto: delle persone, delle esigenze del mercato, delle tecnologie che spuntano fuori come funghi dopo la pioggia. Poi serve spazio per la formazione, che non vuol dire solo corsi e webinar. A volte impari di più affiancando qualcuno che sa già fare una cosa, osservando e rubando con gli occhi, come si dice.

Un’azienda che punta sull’upskilling fa una scelta intelligente e umana allo stesso tempo. Non solo prepara il team alle sfide che verranno, ma crea anche un clima di fiducia e di entusiasmo. Perché quando ti senti supportato, dai il meglio. E si vede.

Guardare avanti con l’upskilling

Che ti piaccia o no, il futuro è già qui. E chi non si muove, resta fermo. L’upskilling è quella spinta gentile (a volte neanche tanto gentile!) che serve per non restare indietro. Non si tratta di diventare tuttologi o geni in ogni campo, ma di tenere viva la voglia di imparare, sempre.

Io la vedo così: chi investe sull’upskilling non solo si rende più forte sul lavoro, ma anche nella vita. Perché crescere, migliorarsi, restare curiosi… beh, sono tutte cose che fanno bene, a prescindere. E in un mondo che cambia di continuo, sapere di poter contare sulle proprie capacità aggiornate è un gran bel vantaggio.

D’altra parte, non si finisce mai davvero di imparare, no? E per fortuna.