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Black Hat SEO
Black Hat SEO

Black Hat SEO: cos’è e in cosa consiste

La Black Hat SEO fa riferimento a tutte quelle pratiche di posizionamento sui motori di ricerca che violano le policy di Google relative alla qualità e all’ottimizzazione dei siti web con lo scopo di acquisire traffico organico verso un sito web in maniera illecita.

Perché ‘Black Hat’?

La definizione Black Hat - ovvero ‘cappello nero’ - si contrappone alla White Hat SEO e fa riferimento al colore del cappello che solitamente indossavano i cattivi dei film western, alludendo a un atteggiamento sconveniente ed eticamente discutibile nell’implementazione di una strategia di posizionamento.

La Black Hat funziona davvero?

Le tecniche cappello nero, per quanto condannabili e proprie di un atteggiamento sconveniente, hanno in realtà una loro innegabile utilità. Una strategia basata sullo sviluppo di attività oscure, infatti, permette un rapido posizionamento di una pagina web, a volte persino immediato, a fronte di un investimento di risorse monetarie e di tempo limitate.

Perché non fare sempre Black Hat?

A questo punto la domanda sorge spontanea: se le tecniche illecite di SEO nero sono efficaci e rapide, perché non dovremmo utilizzarle? La risposta è altro e tanto scontata poiché, come la magia nera, anche la SEO nera ha un prezzo, ovvero le penalizzazioni. Le attività di Black Hat attirano facilmente le attenzioni dei crawler di Google i quali, una volta riconosciuto il comportamento illecito, penalizzano il sito web retrocedendolo in SERP. Uscire da una penalizzazione - manuale o algoritmica che sia - non è affatto semplice e richiede un dispiego di energie non indifferente.

Alcuni esempi di tecniche illecite?

La tecnica di Black hat più diffusa e semplice da applicare consiste nel keyword stuffing, ovvero nella sovra-ottimizzazione di una pagina attraverso l’uso ripetuto e innaturale di una o più keyword all’interno del testo. Un tempo (per non dire che c’è chi lo fa ancora) si usava anche inserire parole chiave dello stesso colore dello sfondo per farle risultare invisibili all’utente ma non allo spider. Un’altra tecnica, diffusissima soprattutto nei primi anni 2000, è quella delle link farm, ovvero siti web creati con l’unico obiettivo di inserire link in uscita verso il sito web che si vuole posizionare.

La doorway pages (o gateway pages) sono pagine prive di contenuto, posizionate illecitamente per sospingere il posizionamento di altre pagine interne o di pagine di altri siti web. Il cloaking è una raffinata tecnica per aggirare il controllo dello spider al quale, una volta riconosciuta la sua presenza, viene mostrata una pagina differente da quella che visualizzano gli utenti, pensata appositamente in ottica SEO.